STRAGE DI FIRENZE Samb Modou, 40 anni, e Diop Mor, 54 anni Di Agostino Gemelli

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Gianluca Casseri, estremista di destra, scrittore stimato dal Tempo ha ammazzato Samb Modou, 40 anni, e Diop Mor, 54 anni, ferendo altri tre immigrati. Poi si è sparato. La rabbia dei migranti, in corteo nel centro
Si prega Allah davanti al Battistero di Firenze. Ma non sarebbe diverso se le centinaia di donne e di uomini stesi in silenzio sul selciato si rivolgessero al dio dei cristiani, degli ebrei e delle altre religioni presenti sul pianeta. Si prega per Samb Modou, 40 anni, e Diop Mor, 54 anni, venditori ambulanti senegalesi ammazzati all’ora di pranzo mentre lavoravano al mercato rionale di piazza Dalmazia, alla periferia nord della città. Si prega per Moustapha Dieng, 34 anni, per Sougou Mor, 32 anni, e per Mbenghe Cheike, 42 anni, che stanno lottando per la loro vita all’ospedale di Careggi. Uomini uccisi e feriti per il colore della loro pelle. Colpiti a freddo dalla Smith&Wesson 357 Magnum impugnata da un ragioniere di provincia, il pistoiese Gianluca Casseri. Un cinquantenne che, prima di spararsi alla testa in una garage sotterraneo, ha lasciato dietro di sé una agghiacciante scia di sangue e di dolore. Senza motivo alcuno, se non quello legato alle sue “passioni”: il nazismo, il negazionismo, e i miti celtici e neopagani che lo avevano portato a fondare il periodico oltranzista La Soglia, a far parte dell’associazione La Runa, a scrivere articoli deliranti come «Dracula il guerriero di Wotan» e «Il Savio di Alessandria», e a partecipare alle iniziative di Casa Pound. «Ma non scrivete che era solo un pazzo – grida la comunità senegalese raccolta in preghiera insieme all’imam fiorentino Izzedin Elzir – i pazzi non possiedono una pistola». Invece Casseri la pistola l’aveva, così come il porto d’armi. E pur essendo già conosciuto, quantomeno dalle forze dell’ordine, come un estremista di destra, ieri mattina ha preso la sua auto ed è arrivato a Firenze. Per uccidere. Poco dopo mezzogiorno si è fermato in piazza Dalmazia, come sempre affollata a quell’ora per il mercato rionale, e ha sparato quattro colpi contro tre ambulanti senegalesi. Due muoiono all’istante, il terzo viene trasportato in gravissime condizioni al policlinico di Careggi. Alcuni passanti riescono a prendere il numero di targa di una Polo di colore grigio. Parte la caccia all’uomo. Ma senza esito, fino a quando alle tre del pomeriggio, in un altro mercato cittadino come quello, centrale, di San Lorenzo, il ragionier Casseri torna a far fuoco contro due altri senegalesi, ferendoli entrambi gravemente. Solo allora viene individuato dagli agenti di polizia. Uno di questi lo segue fin dentro il parcheggio sotterraneo del mercato e gli intima l’alt sparando due colpi, uno dei quali colpisce l’auto. A quel punto Casseri si punta l’arma alla gola e si suicida. Nel mentre la comunità senegalese è già in piazza, con un corteo che attraversa le strade del centro non senza qualche momento di comprensibile tensione. Alla fine però si ritrovano tutti in preghiera, proprio in piazza San Giovanni, annunciando una manifestazione nazionale che partirà sabato alle tre del pomeriggio dal Duomo di Firenze. Le terribili notizie che arrivano dal capoluogo toscano scuotono anche il governo. «Quello che è accaduto a Firenze è un atto di violenza che crea terrore e disintegra il tessuto sociale – commenta il ministro Andrea Riccardi – sono molto preoccupato, perché è stata colpita una comunità pacifica. Perbene». Oggi Riccardi, responsabile del dicastero per la cooperazione e l’integrazione, sarà a Firenze per incontrare i rappresentanti della comunità senegalese. Intanto il sindaco Renzi annuncia il lutto cittadino, mentre l’imam Izzedin Elzir non fa sconti: «È stato un attacco vile, frutto di dieci anni di una parte di politica fatta di odio, fascismo e razzismo». Una lunghezza d’onda che vede il sintonia il presidente regionale toscano Enrico Rossi: «Non è possibile non pensare che il colore della pelle delle vittime e un sentimento di odio razziale abbiano avuto il loro peso in quanto accaduto. Bisognerà capire bene il quadro entro cui è maturata una cultura di questo tipo. E c’è da chiedersi se non ci siano state da parte di tutti sottovalutazioni di certe espressioni culturali che alimentano xenofobia e razzismo, e di circoli che ne fanno espressamente il motivo della loro organizzazione e della loro attività». Rossi trova analogie con la strage norvegese di Oslo. Mentre Giorgio Napolitano avverte: «È sempre più urgente l’impegno di tutte le autorità politiche e della società civile per contrastare sul nascere ogni forma di intolleranza». Sul nascere?

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